Todaro Submersible

Caratteristiche
    • CASSA 49 MM IN ACCIAIO (SATINATO, OX-PRO, WC/C), BRONZO MARINO o TITANIO
    • MOVIMENTO AUTOMATICO GMT COSC SELLITA
    • SECONDO FUSO ORARIO AL CENTRO DEL QUADRANTE
    • VALVOLA ELIO o “CAMERA COMPENSAZIONE AUTOMATICA” BREVETTATA
    • VETRO ZAFFIRO ANTIGRAFFIO (MILITARE)
    • SFERE TRATTATE LUMINOL
    • LUNETTA girevole “COMANDATA e BLOCCATA” dalla corona BREVETTATA
    • PULSANTI A VITE (DECAGONALE) in ACCIAIO (Lucido, Ox-Pro, DLC), BRONZO MARINO o TITANIO
    • FONDELLO con OBLO’ su movimento
    • QUADRANTE FRESATO con LUMINOL riportato nelle fresature
    • CINTURINI CUOIO
    • FIBBIA a coda di rondine in ACCIAIO (Lucido, Ox-Pro, DLC), BRONZO MARINO o TITANIO con LOGO DINO ZEI
    • TEST impermeabilità a 50 BAR
Salvatore Todaro
Salvatore-Bruno-Todaro_
“osare l’inosabile”

Salvatore Todaro (pr. Tòdaro) (famiglia paterna originaria di Palma di Montechiaro, prov. di Agrigento), entrò all’Accademia Navale di Livorno il 18 ottobre 1923 venendo promosso guardiamarina nel 1927, dopo aver completato il corso.
L’anno successivo, promosso sottotenente di vascello, venne destinato a Taranto per frequentare il corso di osservazione aerea, per essere successivamente assegnato a diversi incarichi imbarcati sia su unità subacquee che di superficie.
Nel 1933, a Livorno, si sposa con Rina Anichini, dalla quale ha due figli: Gian Luigi (1939-1992) e Graziella Marina (1943).
Il 27 aprile 1933, a La Spezia, ha un incidente aereo a bordo di un S.55 su cui è imbarcato in qualità di osservatore: l’acqua sollevata da un siluro colpisce l’idrovolante nei piani di coda e lo fa infilare in mare.
Todaro ha una frattura della colonna vertebrale che lo obbligherà a portare per il resto della vita un busto.
Nel 1936 Todaro venne destinato alla 146ª Squadriglia Idrovolanti e l’anno successivo si imbarcò su di un sommergibile operante al largo delle coste spagnole durante la guerra civile.

Nel 1940, raggiunto il grado di capitano di corvetta, ottenne il comando del sommergibile Luciano Manara (Classe Bandiera) e successivamente quello del sommergibile atlantico Cappellini (Classe Marcello).

Allo scoppio della seconda guerra mondiale Todaro e il Cappellini vennero destinati alla base oceanica Betasom di Bordeaux dalla quale i sommergibilisti italiani, partecipando allo sforzo germanico durante la Battaglia dell’Atlantico, si sforzavano di bloccare le rotte marittime tra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.

 

La vicenda del Kabalo

Nella notte del 16 ottobre 1940, nel corso di una missione al largo dell’isola di Madera, Todaro avvistò il piroscafo belga Kabalo (5.186 tonnellate) e, dopo aver lanciato inutilmente tre siluri, lo affondò utilizzando il cannone di bordo.

Dopo aver effettuato l’affondamento Todaro accostò e raccolse i ventisei naufraghi della nave belga e li rimorchiò, su di una zattera, per quattro giorni.

Quando la zattera spezzò il cavo di rimorchio, Todaro non esitò ad ospitare i naufraghi sul sommergibile fino a sbarcarli, incolumi, sulla costa delle isole Azzorre.

Dopo averli sbarcati si sente chiedere dal secondo ufficiale del Kabalo: “Ma lei, visto che tratta così un nemico, che razza di uomo è? Vede, se quando ci ha attaccati di sorpresa non stessi dormendo nella mia cabina, le avrei sparato addosso con il cannone, scusi la mia franchezza”. Salvatore Todaro risponde: “Sono un uomo di mare come lei. Sono convinto che al mio posto lei avrebbe fatto come me”. Porta la mano alla visiera in segno di saluto e fa per andarsene, ma vede il secondo ufficiale che lo guarda, si ferma e chiede: “Ha dimenticato qualcosa”? “Si – risponde l’altro con le lacrime agli occhi – Ho dimenticato di dirle che ho quattro bambini: se non vuole dirmi il suo nome per mia soddisfazione personale, accetti di dirmelo perché i miei bambini la possano ricordare nelle loro preghiere”. Risposta: “Dica ai suoi bambini di ricordare nelle loro preghiere Salvatore Todaro”. (Brano riassunto dal volume La battaglia dell’Atlantico Ferni editore).

Tale generoso comportamento non venne apprezzato dal comandante in capo dei sommergibilisti tedeschi, l’ammiraglio Karl Dönitz, che criticò severamente il «Don Chisciotte del mare». Inoltre l’affondamento della nave portò alla dichiarazione dello stato di guerra tra l’Italia e il Belgio; successivamente, però, emerse che il Kabalo era una nave dispersa del convoglio inglese OB.223 e trasportava pezzi di ricambio aeronautici: l’affondamento risultava quindi pienamente giustificato. Gli fu comunque riconosciuta per questa azione la medaglia di bronzo al valor militare.

 

Altre crociere atlantiche

Il 22 dicembre 1940 Todaro lasciò nuovamente la base di Bordeaux con il Cappellini per una nuova missione. Il 5 gennaio 1941, nel tratto di mare compreso tra le isole Canarie e la costa africana il Cappellini affondò, sempre utilizzando il cannone, il piroscafo armato inglese Shakespeare da 5.029 tonnellate: durante l’azione un marinaio del Cappellini morì a causa del violento fuoco avversario. Anche in questo caso Todaro raccolse i 22 superstiti, alcuni gravemente feriti, e li pose in salvo sulle coste dell’isola di Capo Verde.

Proseguendo la crociera il sommergibile giunse nella zona di Freetown (Sierra Leone), dove riuscì ad affondare con due siluri e utilizzando il cannone il trasporto truppe britannico Emmaus da 7.472 tonnellate.

Anche in questo caso il sommergibile subì alcune perdite dovute al violento fuoco di risposta. Nel corso della battaglia un aereo inglese, forse richiamato dall’SOS dell’Emmaus, arrivò sulla zona e riuscì a colpire con due bombe il Cappellini prima che si riuscisse ad immergere, causando gravi danni e diversi feriti.

Ciò nonostante Todaro riuscì a portare il sommergibile fino al porto neutrale spagnolo Puerto de La Luz sulla Gran Canaria, dove giunse il 20 gennaio 1941. Grazie all’aiuto delle autorità spagnole, vicine al fascismo italiano, Todaro riuscì a sbarcare i feriti e a riparare il battello per poi riprendere il mare, il 23 gennaio 1941, e raggiungere felicemente il porto di Bordeaux. Nel corso del combattimento aveva trovato la morte il suo secondo ufficiale, Danilo Stiepovich. Per queste missioni ricevette la medaglia d’argento al valor militare.

Todaro partecipò successivamente ad altre due sfortunate crociere atlantiche.

 

Decima Flottiglia MAS e morte

Nel novembre 1941, a causa del rimorso provato per la perdita dei suoi uomini, chiese ed ottenne di essere trasferito alla Flottiglia MAS. Assegnato alla 4ª Flottiglia MAS con il grado di capitano di corvetta, con questo nuovo reparto partecipò al blocco navale della città di Sebastopoli, sul Mar Nero, durante le operazioni sul fronte orientale. In queste ardite operazioni si distinse nuovamente, tanto da meritare la terza medaglia d’argento al valor militare.

Nei 1942 Todaro venne destinato alla base di La Galite in Tunisia e, al comando del motopeschereccio armato Cefalo, iniziò a pianificare ed effettuare una serie di attacchi al porto di Bona, importante base avversaria. Dopo essere rientrato da una missione notturna, il 13 dicembre 1942, il Cefalo venne attaccato da un aereo inglese Spitfire. Durante il mitragliamento il Comandante Todaro fu colpito da una scheggia alla tempia e morì sul colpo. Aveva 34 anni e la sua memoria venne onorata con la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

 

L’S 526 – S. Todaro “Salvatore Todaro (S 526) e Salvatore Todaro (F 550).”

Al Comandante Todaro è intitolato uno dei due nuovi sommergibili tipo U212 che ha iniziato il servizio operativo con la Marina Militare Italiana il 5 febbraio 2007, ed è stato assegnato all’operazione Active Endeavour (sforzo attivo) sotto comando NATO.

In precedenza un’altra unità della Marina Militare Italiana era stata intitolata alla memoria di Salvatore Todaro; era una corvetta antisommergibile, appartenente alla classe De Cristofaro, in servizio dal 1966 al 1994, che nel 1990 era stata convertita in pattugliatore.

 

Onorificenze ricevute

Medaglia d’oro al valor militare – nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d’oro al valor militare
«Ufficiale superiore di elette virtù militari e civili. Capacissimo, volitivo, tenace, aggressivo, arditissimo, al comando di un sommergibile prima e di reparto d’assalto poi, affrontava innumerevoli volte armi enormemente più potenti e numerose delle sue, e dimostrava al nemico come sanno combattere e vincere i marinai d’Italia.

Assertore convinto della potenza dello spirito, malato ma non esausto, mai piegato da difficoltà materiali, da considerazioni personali, da logoramento fisico, ha sempre conservato intatte volontà aggressiva e fede e mistica dedizione al dovere intesa nel senso più alto e più vasto.

Mai pago di gloria e di successi, non sollecito di sé. ma solo della vittoria, riusciva ad ottenere il comando di sempre più rischiose imprese finché, nel corso di una di esse, mitragliato da aerei nemici, immolava la sua preziosa esistenza alla sempre maggiore grandezza della Patria.

Purissima figura di uomo e combattente, esempio fulgidissimo di sereno, intelligente coraggio e di assoluta dedizione.»

Mediterraneo giugno 1942 – dicembre 1942

 

Medaglia d’argento al valor militare – nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d’argento al valor militare.
«Comandante di un sommergibile oceanico, nel corso di una lunga missione di guerra in Atlantico a grande distanza dalla base, attaccava in pieno giorno ed in superficie, un piroscafo armato e successivamente un incrociatore ausiliario riuscendo dopo aspri combattimenti con il cannone ad affondare entrambe le unità nemiche, per un complesso di 12.500 tonnellate.

Fatto segno quindi ad attacco aereo che danneggiava gravemente il sommergibile fronteggiava con ogni mezzo la difficile situazione e, sfuggendo alla ricerca del nemico, rientrava alla base.»

Oceano Atlantico dicembre 1940 – gennaio 1941

 

Medaglia d’argento al valor militare sul campo – nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d’argento al valor militare sul campo
«Comandante di sommergibile in missione di guerra in Atlantico, avvistava di giorno una forte formazione navale nemica, si portava arditamente all’attacco in superficie e, nonostante la violenta reazione di fuoco dell’avversario e le menomate condizioni di efficienza della propria unità, affondava con siluro un incrociatore ausiliario, con audace manovra riusciva quindi, a disimpegnarsi dalla violenta caccia avversaria.»

Oceano Atlantico 1941

 

Medaglia d’argento al valor militare sul campo – nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d’argento al valor militare sul campo
«Organizzatore sagace ed appassionato nei Mezzi d’Assalto si offiva per guidarli in all’azione nelle acque di una munitissima piazzaforte sovietica. Esempio a tutti di audacia e di intrepidezza era sempre primo nelle imprese più rischiose e difficili. Attaccava a brevissima distanza una unità di vigilanza nemica e sapeva poi abilmente sottrarsi alla sua reazione.
Avvistate in pieno giorno piccole unità cariche di soldati nemici con armi automatiche di ogni genere, si lanciava al loro attacco mitragliandole a brevissima distanza. Persisteva nell’azione fino ad esaurimento delle munizioni, benché il suo secondo pilota fosse stato gravemente ferito ed il suo mezzo raggiunto da molti colpi dell’avversario.»

Acque di Sebastopoli giugno 1942

 

Medaglia di bronzo al valor militare – nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Comandante di un sommergibile oceanico, nel corso di una lunga missione di guerra, durante la quale attaccava e distruggeva un piroscafo armato nemico che reagiva col fuoco all’azione del sommergibile, dimostrava di possedere in elevato grado doti di iniziativa,di aggressività, di prontezza e di decisione»

Oceano Atlantico ottobre 1940

 

Medaglia di bronzo al valor militare sul campo – nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare sul campo
«Comandante di sommergibili, ha effettuato numerose missioni di guerra in acque insidiate dall’avversario. Animato da elevato sentimento del dovere, ha dimostrato in ogni circostanza sereno coraggio e spirito combattivo»

Mediterraneo e Atlantico, 10 giugno 1940 – 9 giugno 1941

Intervista al Comandante dei Sommergibilisti

L’esperienza inizia con un caloroso e cordiale benvenuto da parte del capitano di vascello Mario Berardocco, comandante del COMFLOTSOM, e del capitano di fregata Antonio Tasca, capo cellula pubblica informazione, che per tutta la mattina ci accompagnano e si prodigano in spiegazioni.
Sin da subito veniamo introdotti nella sala museale, piccola ma che raccoglie pezzi di inestimabile valore storico, militare ed anche industriale (quali i disegni del “Delfino”, primo sommergibile italiano risalente addirittura al 1892).

In questo angolo di storia, non c’è solo di che esser fieri per l’intuito tecnologico: c’è soprattutto il ricordo vivo di tanti atti di eroismo e sacrifici che i sommergibilisti non hanno mai dimenticato e che contraddistinguono la loro storia.

Il fatto stesso che la nostra visita inizi proprio da qui, testimonia quanta importanza abbia questa ultracentenaria storia e quanto questi valori di abnegazione e spirito di sacrificio siano tuttora attuali ed alla base dell’etica di questi Uomini del mare.

Sì, Uomini del mare, perché ancor prima di essere ufficiali e comandanti di uomini e mezzi militari altamente tecnologici, c’è nel Loro cuore un filo sottile che li lega a chiunque spenda la sua vita nel gigante blu, fosse anche il più umile dei pescatori.

E questo li rende ancora più meritevoli di ammirazione.

Questo momento iniziale della nostra visita si presta bene per qualche aneddoto, e così approfondiamo i dettagli della portaerei americana a portata di siluro durante l’esercitazione CONUS.

Beh, quella esercitazione ha dimostrato che i nostri sottomarini classe Todaro (batch I e II) quando arrivano nell’area operazioni non hanno nulla da invidiare, per efficacia, a sottomarini nucleari in forza a Paesi dotati di risorse economiche tali da permettere continui investimenti alla Difesa.

Lo sanno bene i tedeschi, che condividono con la nostra Marina Militare lo stesso tipo di “battello” (come lo chiamano i comandanti che ci hanno dedicato il loro prezioso tempo), i ricambi e persino l’addestramento.

Nel 2012, infatti, un loro equipaggio è stato addestrato qui a Taranto.

…E lo sanno anche gli americani, dopo aver visto la fotografia di quella loro portaerei, scattata dal periscopio del nostro sottomarino in posizione di fuoco, che oltre a dimostrare di essere riusciti ad eludere la protezione di un’intera Squadra Navale di quella che è ritenuta essere la forza navale più potente del mondo, è riuscita persino a strappare ad un alto ufficiale dell’U.S. Navy un fraterno sorriso di compiacimento di sommergibilista (sorriso immediatamente “ritrattato” rientrando nel rigore confacente allo proprio status di appartenente allo Stato Maggiore).

I nostri anfitrioni ci spiegano quindi l’organizzazione, i compiti e la dotazione della componente sommergibilistica, descrivendo anche caratteristiche tecniche dei mezzi e soprattutto gli attuali ruoli e missioni dei nostri sottomarini.

E qui ci rendiamo veramente conto di quanto questo mezzo possa essere efficace per i più differenti impieghi quotidiani, andando ben oltre il suo primo, evidente ruolo di prima linea d’attacco.

O meglio, per dirla con parole Loro, l’evoluzione dell’impiego del sottomarino è il passaggio da semplice vettore per un’arma, a “Sensore Avanzato”.

I nostri quotidiani non ne parlano, ma c’è un intenso lavoro subacqueo (subacqueo in senso lato, dal momento che molte sono indagini coperte da vincoli di riservatezza) indispensabile per preparare, mettere a punto e supportare l’intervento più idoneo al caso.

Grazie alla capacità di occultamento sia di tipo ottico che radar, elettromagnetico, infrarosso e acustico, unita alla possibilità di trasmettere dati in tempo reale (immagini, video, segnature elettro/acustiche captati da periscopio, videocamera I/R, AIS, idrofono, ESM SATCOM), i nostri sottomarini sono oggi il mezzo più idoneo per consolidare i loro compiti originari (Sea Control, Sea Denial e Supporto a Forza Navale) a cui oggi se ne aggiungono di nuovi e importantissimi che vanno ben oltre l’immaginario, anche per finalità svincolate dall’impiego tattico.

Fra questi:

– Presenza e sorveglianza occulta (ISR). Ruolo strategico “on site” di investigazione e protezione, anche in collaborazione con altri Enti istituzionali e Forze di Polizia.

– Indications e Warning (I&W), ruolo oggi particolarmente utile per la tracciatura, fino all’arresto e l’effettiva identificazione individuale di scafisti e pirati.

– Monitoraggio di traffici e trasbordi illeciti, lotta al terrorismo e a reati ambientali.

Vi sono poi le operazioni speciali (SPECOPS) che possono andare dal soccorso sottomarino al supporto di altri Corpi di Polizia e Forze Armate, anche con trasporto di attrezzatura speciale.

Ultimi, ma solo per ordine di trattazione, gli importantissimi contributi scientifici (oceanografici, meterologici, con riferimento alle applicazioni ed inerenti all’acustica subacquea ed i rilievi ambientali sottomarini, utili per lo studio dei cetacei e dell’evoluzione delle loro abitudini vitali.

Per essere all’altezza di tutti questi compiti sono fondamentali il supporto Tattico e Logistico e un addestramento adeguato di tutto il personale coinvolto in queste attività..

Abbiamo già accennato alla collaborazione con la Germania in materia di ricambi per i sottomarini classe Todaro, di cui anche la Germania è dotata.

I rapporti in tal senso sono talmente buoni da poter quasi considerare l’esistenza di una vera e propria condivisione delle risorse logistiche, nelle rispettive strutture, che sono particolarmente strutturate in virtù dei materiali speciali in esse custodite..

La nostra visita prosegue invece proprio con il Reparto Formazione e Addestramento (Scuola Som) ed anche per questo tipo di struttura abbiamo già accennato alla collaborazione già fornita alla Germania.

Qui gli equipaggi in addestramento compiono un percorso teorico-pratico che parte con il Tirocinio Basico Sommergibili e prosegue con una formazione specifica differenziata per ruolo.

Il sommergibilista frequenterà numerosi corsi per poter svolgere efficacemente ed in sicurezza tutti i successivi incarichi di bordo. …E per diventare comandante di un sommergibile, occorre aver ricoperto ogni incarico di bordo previsto per gli ufficiali.

La vastità dell’addestramento è tale che al comandante in seconda di un sottomarino sono previste competenze mediche tali da poter eseguire un’appendicectomia, con il solo aiuto dell’infermiere di bordo… E non stiamo parlando di un ufficiale medico!

Le strutture addestrative permettono di essere preparati per ogni situazione, ordinaria e di emergenza.

Un simulatore “Rush escape” ed uno di uscita individuale permettono di mantenersi allenati con le procedure di evacuazione di emergenza.

Una camera allagabile attrezzata anche con generatori di fumo (detto simulatore “Falla e fumo”) e di respiratori individuali permette di allenarsi a saper analizzare e risolvere problemi gravi ma non irrecuperabili.

Visitiamo, poi, le sale addestrative Computer-Based-Training, la sala multimediale e quelle strumentate in modo identico al sottomarino vero per permettere ad ufficiali e sottufficiali di acquisire dimestichezza con i vari impianti e sulle loro procedure operative, senza dover andare in navigazione con il battello vero.

Ritroveremo queste stesse apparecchiature nella loro stessa identica disposizione, prima sui simulatori, poi sui sottomarini “Gazzana”e “Todaro” che ci attendono ai pontili.

Ma prima di visitare questi nostri due battelli, dopo averci illustrato anche il simulatore del “classe Sauro”, il comandante in capo di COMFLOTSOM ci omaggia di presenziare a una breve simulazione di immersione con sottomarino un “classe Todaro”, eseguita sotto il suo comando.

Notevole la sensazione di realismo: quasi scendiamo dal simulatore con il mal di mare (ed era solo forza 4!)

Quello che più impressione e galvanizza è osservare il perfetto funzionamento della “catena di comando”, ossia la precisa esecuzione degli ordini (previa verifica) da parte di tutte le figure professionali coinvolte nella conduzione di uno dei sottomarini più moderni d’Europa, per quanto di propria competenza, ad ogni singolo ordine del comandante.

Faccio un parallelo con il mondo aeronautico, che ben conosco e ritrovo qualcosa di familiare (non solo la produzione da parte dalla AVIO di Torino del simulatore “classe Sauro”), ma tutto è molto più complesso. Trovo semplicemente fantastico vedere tutti questi uomini che sanno perfettamente cosa fare, ognuno per quanto di propria competenza, nel contesto di un lavoro di squadra unico, con assoluta precisione.

Colpisce soprattutto la sicurezza e naturalità del comandante nell’ordinare discese, virate e cambiamenti di velocità di un mezzo che si muove con occhi di pipistrello in un ambiente vivo e dal fondale non infinito e irregolare. Sembra quasi che il comandante “indossi” un sottomarino da guerra come una seconda pelle, e noi di essere stati catapultati dentro una delle scene di “Caccia ad Ottobre Rosso”, ben restando consapevoli di non essere su un set cinematografico!

Scesi dal simulatore ci aspetta la visita della sala dove avviene il “de-briefing” che segue la missione simulata.

E anche qui troviamo qualcosa di molto simile a quello visto in ambiente aeronautico, e più precisamente al 61° Stormo dell’Aeronautica Militare per l’M-346. Una struttura quasi uguale per struttura e impostazione tecnologica , costituita da una sala perfettamente attrezzata per rivedere la missione appena simulata, valutare parametri funzionali e indicazioni strumentali, per evidenziare eventuali aree di perfezionamento.

E finalmente ci avviamo verso il molo.

Qui visitiamo due esponenti della nostra flotta sommergibili: uno per classe.

Per la classe Sauro, ci aspetta il “Gazzana”. Sempre emozionante il rito dei saluti fra il comandante del COMFLOTSOM che ci guida e del comandante del sottomarino che ci accoglie a bordo con estrema cordialità.

Si notano gli oltre 40 anni del progetto, soprattutto sul fronte dell’ergonomia, ma per molti dei compiti che abbiamo descritto è a tutt’oggi un mezzo adeguato.

Notiamo sin da subito certe soluzioni di altri tempi (quali le brande poste esattamente sopra i siluri) e ci permettiamo anche di fare un accostamento con l’U-boat esposto al Deutsche Museums di Monaco.

Vediamo anche l’impianto moto propulsivo: 3 motori diesel ed 1 motore elettrico, ovviamente non presente sul simulatore, così come non lo è la saletta in cui si svolgono tutte le attività umane, in navigazione quando non impegnati al proprio posto di manovra.

Considerando che abbiamo già visto la plancia di governo sia nelle aule tecniche sia al simulatore, il suo aspetto ha già quasi un aspetto familiare, a dimostrazione della efficacia del sistema formativo messo a punto.

E questo ci permette perfino di non chiedere altri dettagli tecnici, anzi, di concederci due chiacchiere nella saletta di cui sopra, a riguardo della filmografia cinematografica riguardante il mondo dei sottomarini, da K-19 a Caccia a Ottobre Rosso, passando per l’indimenticabile U-boot 96.

Ma troviamo anche il tempo per parlare della acquisita capacità del COMFLOTSOM di effettuare in proprio alcune piccole riparazioni, senza dover ricorrere a cantieri esterni. D’altra parte occorre fare di necessità virtù e così, come l’età media degli equipaggi è cresciuta, anche sul fronte delle economie gestionali qui a Taranto hanno saputo far un eccellente lavoro.

Lasciato il Gazzana e saliti sul Todaro, la percezione di quasi mezzo secolo di progresso tecnologico è immediata.

Da “civili”, la prima cosa che notiamo è lo spazio “umano” disponibile. Ma da tecnici, ogni dettaglio illustratoci conferma il progresso tecnologico. Giusto per citarne qualcuno, l’apparato propulsivo (un solo motore Diesel e una macchina elettrica gigantesca), l’impianto di propulsione a celle di combustibile del tipo AIP (Air Indipendent Propulsion), la costruzione in acciaio alto resistenziale amagnetico, il lancio iniziale dei siluri che avviene con impulso ad acqua per ridurne la tracciabilità acustica.

Rammarichi dopo questa visita? Sì, due.

Il primo di esserci accommiatati da persone di cui essere veramente orgogliosi di aver avuto il privilegio di conoscere.

Il secondo di non vedere lo stesso entusiasmo di quei giovani che ballano sulle note di “In the Navy”, nell’avvicinarsi a professioni come quella del sommergibilista, più che altro per il loro lasciar intentata la strada verso una vita ricca di soddisfazioni e di valori “veri”.